Durante i primi due giorni di questa nuova, enorme guerra, tra gli affanni di informarmi e informare, un pensiero rimaneva costante nelle retrovie della mia mente: ancora una volta, per colpa di un manipolo di uomini orribili, che non sanno gestire la propria inezia se non sobillando un esercizio del potere irrazionale, pretestuoso e del tutto omicida (oltre che illegale), più di 150 bambine e ragazzine sono state uccise mentre erano a scuola. Hanno pagato il prezzo più alto per l’ignobile eccitazione che muove i capi delle superpotenze, un’eccitazione che non ha nulla a che vedere con la sicurezza mondiale, il cambio di regime, la deterrenza nucleare, la democrazia.
Al contrario: brama di possesso, necessità di mostrarsi forti e di togliere l’attenzione da ciò che li discredita, controllo dei corpi e delle vite che non sono le proprie, tracotanza scambiata per giustizia. Questo caratterizza i macellai, uomini che sono stati rifiutati o si sentono in pericolo di esserlo (cala il consenso interno, ci sono prove inequivocabili della loro ignominia, le proteste verso il loro operato sono sempre più forti, visibili e numerose ecc.) e adesso hanno fame di conferme, hanno paura di non riconoscere nello specchio le ragioni della propria vanità e quindi le vogliono vedere inflitte a chi ritengono un nemico, attaccando, uccidendo, squartando comunità, persone ed equilibri. Tutti quanti, da tutti i lati.
Ma c’è di più. C’è un controcampo, meno visibile rispetto al campo di guerra ma sempre presente e costante: i macellai vedono nascere la propria eccitazione omicida nel momento del confronto con chi ritengono più debole ma, chissà come mai, più urgente da “controllare”, una categoria che spesso coincide con le donne e il femminile. Trump scappa dagli Epstein files; Netanyahu violenta e annienta la terra, le nascite, la vita stessa, la possibilità di esistere in quanto elemento altro da sé; il regime iraniano demonizza la fisicità stessa delle donne e l’annienta.
Le bambine uccise a scuola sono state un “incidente” (le cui responsabilità sono ancora da chiarire), le cause che hanno portato al verificarsi di questo incidente non lo sono per niente.


Come spesso accade quando fuori si scatena qualcosa di grave e caotico, io entro nella letteratura. Non la intendo come rifugio grazie al quale isolarmi dal mondo esterno, bensì come strumento per mettere ordine, placare i decibel, sondare le profondità e fronteggiare l’oscuro. Il libro che mi è capitato tra le mani in questa circostanza non poteva essere più adatto e, allo stesso tempo, traumatico. È stata questa lettura, infatti, a permettermi di mettere in parallelo i primi eventi della guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran con alcune delle forme più chirurgiche (letteralmente) e atroci del patriarcato: quelle messe in opera in un vecchio istituto per donne malate di mente del New Jersey e raccontate nel romanzo di Joyce Carol Oates del 2024 intitolato, appunto, Macellaio. Nelle immagini riportate sopra questo accostamento parla da solo: a sinistra le tombe scavate per le ragazzine iraniane, a destra ciò che resta oggi di un luogo di tortura degli uomini sulle donne.
Il potere: è questo elemento a tenere unito il parallelo tra attualità e letteratura, e a rendere il romanzo di Oates particolarmente inquietante, sia dentro che fuori dalle sue stesse pagine. Si racconta, infatti, la storia - ispirata a fatti storici e documentati - del dottor Silas Aloysius Weir, padre della cosiddetta gino-psichiatria, ovvero una teoria “scientifica” risalente all’Ottocento, secondo la quale la cosiddetta isteria delle donne - quello che oggi potremmo identificare come un complesso di cambiamenti ormonali e/o patologie più o meno gravi come la sindrome premestruale, la depressione post partum, la menopausa, la gravidanza, l’anoressia, qualsiasi anomalia post-traumatica del comportamento, fino a includere anche quella che il patriarcato ha sempre volentieri individuato come la “maggiore emotività” delle donne - derivava dal malfunzionamento del corpo, in particolare degli organi genitali: utero, in primis, ma anche clitoride, vescica, vagina. A volte anche i denti. Dunque, per guarire le donne, la cura era rimuovere gli organi. Anche senza la loro autorizzazione e quasi sempre senza anestesia, a maggior ragione se le donne in questione, come le protagoniste del libro, erano rifiuti della società: povere, adultere, immigrate, abbandonate.
Allora, adesso qui metto un enorme TRIGGER WARNING: il romanzo di Oates, per chiunque, ma soprattutto per le donne che hanno avuto esperienze traumatiche legate al corpo, è difficilissimo da leggere. Io spesso ho desiderato vomitare. Ma è anche molto bello.
Ciò che lo rende tale è, appunto, il trattamento del potere e la sua manipolazione: il dottore è un insicuro rivoltante e patologico, brama conferme da chi sta sopra di lui (il padre, il fratello, il mondo accademico e medico, le donne che lo rifiutano) e comincia ad acquisire stima nelle proprie capacità soltanto quando soggioga esseri che ritiene inferiori e usa i loro corpi per sperimentare (e quindi reiterare innumerevoli volte la tortura) ciò che lui chiama scienza, fino a vedersi riconosciuta finalmente la considerazione che gli spetta e rimanere così accecato dal proprio vanto. Dalla propria potenza. Più controlla e umilia, più pensa di far progredire la scienza e si gonfia in modo esponenziale del proprio potere. Se non fosse che, per uno in particolare di quei corpi, quello di una ragazzina albina sordomuta che martoria per ben diciassette volte con operazioni intra-vaginali di ogni sorta, inclusa la prima con un cucchiaio da cucina da cui nascerà lo speculum e un’altra con un ferro ardente, finisce anche per provare attrazione ed eccitarsi come solo un vigliacco di tale sorta può fare.
E il potere delle donne? Nel libro si manifesta, con esiti che non rivelo per non rovinare la lettura a chi vorrà affrontarla, ma con alcune caratteristiche che meritano almeno di essere elencate perché l’autrice, a mio avviso, ne ha offerto un trattamento superlativo:
è intersezionale, si manifesta perché ispirato e incoraggiato dalla concomitante ribellione degli schiavi neri in alcune piantagioni del Paese; in certi casi, il potere delle donne e degli ex-schiavi sarà anche condiviso;
è rappresentato in modo irrazionale e animalesco, attraverso una riappropriazione e rivendicazione di quelle caratteristiche che, nell’Ottocento ma anche oggi, vogliono definire le donne in senso negativo e inferiore;
è collettivo, perché le pazienti agiscono insieme, riuscendo a soddisfare le proprie singole esigenze ma anche a trovare un obiettivo comune;
infine è sconfitto, perché chi dovrebbe capirlo e accettarlo, in questo caso gli eredi del macellaio, non ci riusciranno.
Con le conseguenze che oggi, a due secoli di distanza dai fatti narrati nel romanzo, noi donne stiamo ancora subendo e pagando, a volte con la vita, sempre con il corpo.
Marzo è il Women’s History Month
Macellaio fa parte di un approfondimento che ho scelto di condurre insieme alle persone che verranno al raduno dal vivo del bookclub LIT tra due weekend a Bologna, intitolato Quando le donne uccidono. Insieme al romanzo di Joyce Carol Oates ho inserito altri testi tra cui segnalo Amatissima di Toni Morrison, un libro con cui può dialogare perfettamente sia per l’intensità che per i temi trattati.
L’intero bookclub, invece, onorerà il mese delle donne leggendo Corregidora di Gayl Jones, che ho descritto brevemente nel post qui sopra. A proposito: invito chi volesse capire un po’ che cosa si fa nella membership, che libri si leggono o che fenomeni si trattano, a navigare i contenuti attraverso le categorie che abbiamo appena inserito in alto in questa pagina e che vedete elencate sotto. Puoi cominciare proprio dalla sezione dedicata a Identità e Donne, ovvero storie che definiscono qualcuno, i suoi legami e le sue esperienze, soprattutto al femminile. Questione di giorni e sarà disponibile anche la app!
Come raccontavo due settimane fa, sto ascoltando molti audiolibri. Mi danno un piacere e una concentrazione profondi. Fino a domani, domenica 8 marzo compresa, Storytel - che è la piattaforma che uso io da anni e che contiene tante storie di donne, inclusa la mia ☺️ - propone un’offerta speciale sul piano Unlimited per 2 mesi (puoi dare un’occhiata ai dettagli da qui). Io ho appena finito Adelaida: che esempio di vita e di singolarità, ci penso spessissimo.
Dua Lipa ha intervistato Roxane Gay per il suo bookclub, che questo mese legge Bad Feminist. Goditi questa intervista (qui un po’ di highlights) e sappi che io ci ho provato, ho chiesto a Dua Lipa di collaborare perché facciamo spesso scelte simili per i nostri gruppi di lettura. Sono in attesa di risposta!
Grazie per aver scelto Sogni Americani! I canali Substack e Telegram sono quelli che frequento di più in questi giorni, credo che Instagram sia da bazzicare il meno possibile al momento, quindi sono sul social più no che sì.
Ci sentiamo tra due sabati. Ciao!
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